In un futuro prossimo distopico, un impiegato di mezza età – con un lavoro insignificante da dodici ore al giorno – scopre che il mondo sta diventando sempre più noioso, privo di discussioni interessanti, opinioni personali, e nessuna passione verso qualcosa che abbia un senso. Un giorno s’imbatte in una donna misteriosa, e partecipa alla riunione di un gruppo clandestino che pratica la “digito-comunicazione” come forme di protesta e ribellione contro il sistema. E qui, il protagonista – in mezzo ad argomenti scottanti e senza censura preventiva – trova il coraggio di affrontare le proprie debolezze e scoprire la verità della realtà che circonda lui, e tutti quanti noi.
Zhang Ran utilizza una scrittura dettagliata e piena di flash-back per illustrare la personalità del protagonista e, a differenza di altri racconti di fantascienza incentrati sulla tecnologia, riserva una particolare attenzione alla riscoperta di sé da parte del protagonista. Tramite la prima persona narrante e un ritmo volutamente lento e digressivo, la storia si lascia scoprire a mano a mano che le rivelazioni gettano luce su un mondo distopico dai tratti chiaramente americani, anche se globale nelle intenzioni. Questi ulteriori livelli di scrittura aggiungono letterarietà a una storia solo in apparenza calma e controllata, che nel finale acquista slancio e vitalità.

 


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