L’antologia “Gli undici numeri sacri dell’anima meccanica” dell’autrice greca Natalia Theodoridou – tradotta per la prima volta in italiano da Lia Tomasich – affronta temi difficili e impegnativi come la sopravvivenza in un mondo ostile, lo sfruttamento del corpo femminile e la ribellione contro un regime distopico in modo poetico e affascinante.

Il racconto “Gli undici numeri sacri dell’anima meccanica”, pur ispirandosi a un artista olandese molto singolare – Theo Jansen – e alla sua opera geniale, si sviluppa come una storia a se stante. L’atmosfera è fantascientifica, con il naufragio del protagonista Theo e dei suoi compagni sul pianeta Oceanus, fatto solo di vento e acqua. Theo è l’unico superstite dell’incidente e, nel tentativo di sopravvivere, comincerà a dare vita ad animali artificiali, la cui vita è regolata appunto dal vento e dall’acqua.

Le prostitute androidi non piangono” è una storia in bilico tra sogno e realtà. In una città del futuro, nasce un mercato dei massacri in segno di protesta contro il regime assolutista. In questo contesto, si muovono Aliki, una giornalista d’inchiesta, e Brigitte, un’androide del sesso. La madreperla è un inserimento molto particolare che distingue gli umani dagli androidi, ma è una caratteristica non programmata. E il fascino del racconto sta proprio nel credere che non tutto è programmato, che qualcosa sfugge sempre alla logica.

Quel problema delle lacrime” è la storia di una ribellione contro un sistema virtuale che tramite ping neurali controlla i sensi del protagonista. Il desiderio di rivalsa, di aver ragione dell’inganno, spingerà il protagonista fino alle estreme conseguenze.


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