Il mercato della morte non conosce limiti. Ma cosa può fare un anziano signore con una vita normale – per non dire banale – per rendere la propria morte un avvenimento degno di essere immortalato davanti a milioni di persone?

In questo delizioso, pungente racconto scopriamo il lato insolitamente ironico di Francesco Verso: un’ironia tagliente e macabra che ci parla della crudeltà televisiva e della mancanza di scrupoli dei suoi operatori, che ci svela cosa può succedere in un reality quando non si sa più cosa inventarsi e ci insegna come, in fin dei conti, la morte non è uguale per tutti, e che con la morte è meglio non giocare.

“La morte di Fernando Morales” è stato adattato in forma teatrale e messo in scena all’interno dello spettacolo “The Milky Way” di Katiuscia Magliarisi e Chiara Condrò, con musiche di Simone De Filippis.

Hanno detto de “La morte di Fernando Morales”:
“È proprio vero che arriva un momento nella vita in cui siamo tutti sullo stesso piano? Di sicuro c’è modo e modo di morire, in una stanza privata di una clinica di lusso oppure nello stanzone da cento posti letto in uno scalcinato ospedale nei cui sotterranei topi e scarafaggi si contendono immondizie abbandonate da anni… e poi il seguito, tombe decorate da marmi preziosi o da raffinate sculture, bare decorate dai legni più pregiati, sepolture in cimiteri monumentali si contrappongono a scatole di compensato in buche scavate con ruspe dove solo un quadrato di cartone distingue lo sventurato che dorme là sotto. E poi ci sono cadaveri congelati in attesa di essere risvegliati quando la scienza avrà fatto progressi tali da riportarli in vita e rimetterli a nuovo, i funerali spaziali con tanto di bara e navicella in orbita attorno alla Terra oppure in viaggio verso Andromeda.” – Alda Teodorani

“Francesco Verso usa una scrittura asciutta, volutamente non coinvolgente o empatica, proprio per dare risalto alla banalità del personaggio. Credo che proprio questo elemento mi abbia stimolato delle riflessioni su una condizione che ancora rifiuto, ma che comunque è il mio orizzonte vicino.” Roberto Nicoletti su Pensiero Libero


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