Il racconto vincitore del premio “Kalpa” 1996 come miglior racconto di fantascienza della Universidad Autónoma Metropolitana e dalla Associazione Messicana di Fantascienza e Fantastico, una dissertazione quanto mai profonda e inquietante sull’impatto dei mass media sulle persone.

Se avete amato gli schianti seducenti delle auto in “Crash” di James Ballard e la chirurgia grottesca de “La pelle che abito” di Pedro Almodovar, allora le storie di Pepe Rojo resteranno nella vostra memoria per molto, molto tempo. “Rumore grigio” è un racconto sorprendente, ambientato in un futuro prossimo – potrebbe essere Città del Messico o un’altra metropoli – in cui la tecnologia e gli esseri umani sono diventati una cosa sola. In particolare, i giornalisti si sono trasformati in cyborg allo scopo di filmare e trasmettere qualunque cosa in diretta, grazie a una telecamera impiantata negli occhi.

Attraverso l’occhio-telecamera del protagonista diventiamo così testimoni oculari del destino, triste, e per molti aspetti vero, di un futuro, in cui le persone perdono – più o meno volontariamente – la loro vita privata, per tenersi perennemente a contatto con uno schermo che li rende parte della stessa tecnologia dalla quale dipendono.

“Conversazioni con Yoni Rei” ripercorre la vita del protagonista, dalla sua nascita in un laboratorio aziendale, fino alla morte, passando attraverso i terribili esperimenti compiuti da Yoni su stesso e gli altrettanto numerosi tentativi di combattere i suoi creatori.

La narrativa di Pepe Rojo incorpora molti temi del postmodernismo: gli effetti corrosivi dei valori aziendali sulla società e l’incapacità cronica a comunicare con gli altri; il fascino ambiguo nei confronti del potere della cibernetica e del suo potenziale distruttivo.


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