(traduzione dall’originale apparso su Clarkesworld Magazine n.100 – Gennaio 201522 Festa di Primavera_XiaJia

È difficile tenere il passo con Xia Jia: studiosa di letteratura, regista, attrice, pittrice, traduttrice, e – giusto – autrice di narrativa speculativa. Parla veloce, come se dovesse ammassare un enorme numero di sillabe in ogni unità di tempo per stare al passo con la velocità dei suoi pensieri. Nel bel mezzo di una delle nostre chiacchierate mi ha informato che doveva sbrigarsi perché doveva arrivare in tempo alla registrazione di uno show televisivo, prima di tornare più tardi per una conferenza sulla storia della fantascienza cinese in una sala gremita. Inoltre, quella sera doveva preparare le diapositive in Power Point di un intero semestre per le classi dove insegna all’Università di Xi’an Jiaotong.

Mi sono chiesto se avesse il Giratempo di Hermione Granger.

Xia Jia ha pubblicato il suo primo racconto, “The Demon-Enslaving Flask” (L’ampolla che imprigiona demoni) nel 2004 – traduzione in inglese di Linda Rui Feng sul numero di novembre 2012 di “Renditions” – quando era ancora una studentessa di college. Nella storia, una “retcon” (narrazione in continuità retroattiva), il demone di Maxwell era letteralmente un demone invece di un esperimento mentale e catapultava la sua autrice alla ribalta con la vittoria del premio Yinhe (Galaxy) come migliore nuova scrittrice. La storia – pubblicata nella sezione Twilight Zone di Science Fiction World, la più grande rivista di fantascienza in Cina – “ha generato una serie di accesi dibattiti su come (e se) si debba sfumare (o piuttosto difendere meglio) il confine tra fantascienza e altri generi”, dice Xia Jia.

Esplorare la frontiera tra mondi diventerà un tema costante nella carriera di Xia Jia. Dopo gli studi di fisica, è passata allo studio della cinematografia e alla letteratura comparata presso una scuola di specializzazione (la sua tesi di dottorato è intitolata “La paura e la speranza nell’era della globalizzazione: la fantascienza contemporanea cinese e la sua politica culturale (1991- 2012) “). Le sue opere sono piene di tensione tra tradizione e modernità rivoluzionaria, centro e periferia, parola scritta e immagine in movimento, analisi razionale e riconoscimento intuitivo.

Più volte vincitrice dei premi Yinhe (Galaxy) e Xingyun (Nebula) per la fantascienza cinese, Xia Jia è amata da molti fan e lodata da colleghi scrittori, ma, in un campo dominato dagli uomini, come scrittrice il cui lavoro sfida le facili categorizzazioni di “fantascienza e fantasy” o “hard e soft SF”, le sue storie hanno continuato a generare polemiche.

(Anche se Xia Jia e io di solito comunichiamo in un misto di cinese e inglese, su sua richiesta, questa intervista è stata condotta in inglese.)

Benvenuta, Xia Jia. In passato hai descritto la tua narrativa come fantascienza “porridge” (稀饭 科幻). Puoi spiegare cosa significa?

Grazie, Ken. Sono felice di parlare con te. Non avrei mai immaginato che un giorno avrei dovuto raccontare questa storia al mondo anglosassione. Non ho inventato io il termine “porridge-SF.” Molti anni fa, dopo aver mostrato alla mia migliore amica Yang Qing un racconto che avevo scritto al liceo, mi ha detto, “Se consideriamo ‘Tower of Babylon’ di Ted Chiang come un capolavoro di fantascienza “soft”, allora devo congratularmi con te per aver creato un bel pezzo di ‘porridge-SF’! ” I cinesi descrivono il riso al vapore come “riso duro” o “riso soft” in base al contenuto d’acqua, e il porridge è ovviamente più morbido del riso morbido. “Porridge-SF” descrive quindi una storia mescolata con tanti elementi non scientifici (come per esempio il mito, la leggenda o il folklore), che difficilmente potrebbero essere classificati fantascienza, come nella “Tower of Babylon”. Poiché sia Yang che io eravamo grandi fan di Ted Chiang, ho preso la frase come un complimento.

Dopo le polemiche sul fatto se “The Demon-Enslaving Flask” fosse davvero “fantascienza”, nel 2005 ho pubblicato il mio secondo racconto “Carmen”, una space opera mista a una leggenda gotica della misteriosa ballerina Carmen. In un post scriptum, ho dichiarato che “non importa quanti possono rifiutare di riconoscere il ‘mantello fantascientifico’ attorno a questa storia, io continuerò a dedicarmi a questa apparentemente promettente carriera nella “porridge-SF”.

Così, “Porridge SF” è diventato il modo per descrivere il mio stile, che è generalmente considerato come l’opposto di fantascienza “hard” o della cosiddetta “core SF”, come nelle opere di Liu Cixin.

“A Hundred Ghosts Parade Tonight” è stato il primo racconto ad apparire in inglese (su Clarkesworld, Febbraio 2012; originariamente pubblicato in cinese su Science Fiction World, Agosto 2010). Lois Tilton lo ha descritto come “fantascienza letteraria… dove la prosa eccezionale mescola SF e Fantasy e ci informa che tali distinzioni non sono così importanti”. Sembra che il dibattito sui confini tra i generi sia universale (anche se mi sembra un po’ inutile). In quali altri modi i critici hanno descritto le tue storie?

Oltre a “porridge-SF,” il mio lavoro è spesso descritto come tipica fantascienza “soft” femminile, che mi ha portato commenti pungenti e gli attacchi di quelli che credono che le donne non siano mai abbastanza qualificate per scrivere “hard SF”, ma possono scrivere solo storie annacquate nei sentimenti (ho notato che molti di questi critici sono proprio donne).

Apprezzo molto l’osservazione di Tilton, e sono d’accordo con te che il perenne dibattito sulla distinzione tra SF hard e soft è il più delle volte inutile, motivo per cui ho resistito a un’ulteriore elaborazione della definizione di “porridge-SF.” Voglio dire, non è uno slogan o un manifesto, ma solo un tentativo di dare un nome a qualcosa che vaga senza nome in una zona grigia. Allo stesso modo “fantascienza femminile” è un’altra frase difficile da definire. Non è mia intenzione dimostrare che la fantascienza femminile possa essere hard come quella maschile, o che il soft meriti una valutazione superiore all’hard. Tutto quello che ho cercato di fare è seguire il mio istinto per esplorare la frontiera tra la scienza pura e la scienza di confine, tra il noto e l’ignoto. E’ forse l’esperienza più emozionante che la fantascienza ci possa dare.

Parlando di fantascienza “hard”, in realtà hai frequentato la Scuola di Fisica, all’Università di Pechino come studente (e mi hai aiutato a impostare la scienza nelle mie storie in modo corretto). Come (o quanto) la tua formazione scientifica ha influenzato il tuo approccio all’analisi letteraria e alla scrittura narrativa?

La formazione scientifica mi è stata utile sia per gli studi che per la scrittura. Se ho dubbi su un tema scientifico, posso cercare nelle pubblicazioni specilistiche, invece di basarmi sui media divulgativi. Non è noioso; anzi, questo lavoro può portarti a conoscere meglio questo mondo e ad amarlo di più.

Per farvi un esempio, di recente ho tenuto una conferenza sui viaggi nel tempo in cui, utilizzando l’ “effetto farfalla”, ho spiegato che non si può prevedere il tempo o la sua traiettoria con precisione. Ogni secondo del nostro passato ha lo stesso valore di tutti gli altri.

Quello che sono oggi è il risultato di tutti i momenti della mia vita. La vita è un dono così straordinario che per quanto uno cerchi di misurarne il valore con la massima cura, sembrerà comunque uno spreco. Quindi, niente panico, e sappiate che c’è abbastanza tempo per amare.

La tua storia, “L’estate di Tongtong” (Upgraded, a cura di Neil Clarke, 2014; pubblicazione cinese su ZUI Fiction, marzo 2014), ha offerto una visione positiva del futuro dei cyborg e dei robot rispetto a molte altre storie della stessa antologia. Questo ottimismo è qualcosa di nuovo nel tuo lavoro recente? Da dove viene?

Questa è un’osservazione interessante. Ricordo ancora quando ero bambina, la maggior parte delle storie occidentali di fantascienza che ho letto erano distopie oscure e deprimenti. Le persone lottavano ma fallivano, e finivano in modo nichilista, del tutto privo di speranza. Ero affascinata da quelle visioni del futuro. Tuttavia, non potevo fare a meno di chiedermi se non ci fosse davvero scampo oppure se invece non fossimo in grado di immaginare una via d’uscita a causa dei nostri vincoli mentali. Probabilmente perché mi è stato insegnato fin dall’infanzia che la storia è un processo di lotta senza fine, e che l’umanità, come soggetto storico, dovrebbe mettere in gioco il suo spirito creativo. A proposito di “L’estate di Tongtong” in particolare: ho dei nonni anziani che hanno bisogno di cure e io stessa ho provato a fare un po’ da infermiera. E’ stato molto faticoso, ma ho imparato che la relazione personale nel lavoro infermieristico è un elemento importante e insostituibile. Questo mi ha ispirata a inventare l’aiutante tele-comandato del racconto.

La storia è anche dedicata a mio nonno che è morto. Un eroe della rivoluzione, un uomo energico fino a quando un tumore al cervello lo ha colpito. Ho immaginato un futuro alternativo, in cui mio nonno s’infuriava contro le limitazioni a cui era costretto dalla malattia e cambiava la sua situazione – e quella del mondo – dalla sua sedia a rotelle. È soltanto un conforto immaginario, naturalmente, ma che si potrebbe realizzare un giorno.

Questa possibilità dipende da noi, dal coraggio e dall’amore nascosto all’interno di ogni comune mortale.

Molto del tuo lavoro attinge da tradizioni e costumi cinesi, mostrando come conservino la propria essenza di fronte al cambiamento tecnologico e sociale. Eppure mi hai anche detto di non essere profondamente legata alla cultura tradizionale cinese. Si possono conciliare questi due sentimenti?

Onestamente, per rispondere a questa domanda è necessario in primo luogo riconsiderare “che cosa sia la cultura tradizionale cinese”. Da quando la Cina ha sperimentato grandi trasformazioni nel processo di modernizzazione – “tutto ciò che è solido si scioglie nell’aria” – è difficile dire se l’attaccamento alla tradizione culturale sia un sentimento naturale o una costruzione storica. Apprezzo la letteratura classica cinese così come te o qualsiasi altro lettore contemporaneo, ma non riesco a immaginare che in un giorno futuro ci troveremo a scavare “saggezza tradizionale” dai libri antichi per difenderci contro supertecnologici invasori dallo spazio. [Ken Liu: hey, questa è un’idea per una storia…]

Le tradizioni sono sempre in evoluzione nel tempo. Siamo noi, la generazione attuale che vive al confine tra tradizione e modernità, tra presente e futuro, che facciamo fatica ad affermare noi stessi, non qualche “tradizione” che conserva la sua essenza evidente.

I lettori sono a volte curiosi di sapere come sono cambiate le tue storie nel processo di traduzione. Puoi parlarci un po’ di questo aspetto?

Mi ricordo che nel progetto di traduzione di “Festa di Primavera: Felicità, Rabbia, Amore, Dolore, Gioia” (Clarkesworld settembre 2014; originariamente pubblicato in cinese in Science Fiction World, giugno 2013), tu mi hai proposto alcuni aggiustamenti delicati, che mi hanno fatto sorridere. Ad esempio, in “Capodanno”, hai inserito un paio di parole sul Gala della Festa di Primavera che spiegano “il canto, la danza, un paio di battute stupide ed è finita lì” per spiegare il programma ai lettori americani. E la mia reazione è stata “Oh sì, tu sai di che stiamo parlando!”

Allo stesso modo in “Matchmaking”, quando il manager consiglia a Xiao Li di chiedere l’aiuto di sua madre per gli appuntamenti virtuali, è stata aggiunta una interpretazione: “dopo tutto, il matrimonio sono due famiglie che si uniscono”. E’ stato molto utile, altrimenti i lettori americani avrebbero potuto trovare l’intera questione della mamma-consigliere del tutto incomprensibile.

Il cambiamento più evidente è la raccomandazione di asportare il segmento “Valentina” per abbreviare la storia, al fine di renderla più facile da vendere. Inoltre, serviva un nuovo titolo, invece di tradurre letteralmente “Vecchi ricordi di una festa di primavera del 2044”. Abbiamo discusso di questo per posta elettronica e finalmente abbiamo trovato un accordo: le mini-storie erano incentrate su emozioni complesse in un mondo che cambia, non su precise previsioni del futuro. Mi è piaciuta molto questa discussione. Un po’ come nella tua storia “The Shape of Thought,” dove i figli degli umani e degli alieni intrecciano le dita e cercano di capire questo mondo in un modo nuovo e strano.

Ci puoi dire qualcosa sul film più lungo che hai fatto sinora: Parapax?

Parapax è stato inizialmente ispirato dal racconto di Alan Brennert “Echoes”, che raffigura le varie vite quantistiche di una donna che si moltiplicano a seconda delle sue decisioni e alternative. Ho condiviso questa idea con il mio amico Wang Yao, che ha suggerito di raccontare una storia simile in modo visivo. Così, ho scritto la sceneggiatura.

Nel film, una giovane laureanda in fisica si sveglia un giorno e si ritrova protagonista di un racconto di fantascienza. Nel frattempo, un autore sta componendo questa stessa storia in un altro mondo dove la ragazza incontra improvvisamente un uomo misterioso vestito di nero che è anche un personaggio dalla sua stessa storia. In un terzo mondo, uno sceneggiatore sta parlando di fantascienza e di film con il regista.

Ho dovuto interpretare io tutti e tre i personaggi perché Xia Jia A, B e C non sono altro che diverse immagini di me stessa. Incentrato su “mondi paralleli”, “realtà aumentata” e “crossover”, il film è anche “meta-SF” o “meta-cinema.” Il titolo “Parapax” unisce “in parallelo” e “K-pax” (il romanzo di fantascienza di Gene Brewer e il film di Iain Softley). Ci è piaciuto molto questo nome perché la sua pronuncia è davvero originale.

Sei coinvolta in tante attività: artistiche, accademiche e letterarie. Come si fa a bilanciare tutto?

Non lo so. La maggior parte delle volte vengo semplicemente affascinata da qualcosa e mi lascio tirare dentro come una tossicodipendente. Per esempio, quando Ray Bradbury è morto nel giugno del 2014, ho sentito che dovevo fare qualcosa come un omaggio alla sua memoria. Così ho trascorso due settimane a tradurre sette racconti da “The Illustrated Man”, prima di dovermi fermare e per prepararmi per la Convention Chicon 7. Quando sono andata all’ambasciata degli Stati Uniti per chiedere il visto – un processo piuttosto stressante in cui i richiedenti si vedono spesso negare il permesso – l’ufficiale mi ha chiesto: “Allora hai intenzione di partecipare a una Convention di Fantascienza? Chi è il tuo scrittore di fantascienza preferito? Dimmi le tue opere preferite”. Io ho risposto: “Ray Bradbury! Blahblahblah. . .” Allora mi ha dato un biglietto giallo: “Fantastico! Buona giornata!”

Sono corsa di fuori. In piedi, in mezzo alla strada ho guardato verso il cielo ed ho detto: “Grazie, Ray!”

Quindi credo che forse non c’è equilibrio nella mia vita, devo solo “lasciarmi andare!” e vivere le meravigliose avventure che seguono.

Quali sono le prospettive?

La preparazione per un grande corso di Fantascienza alla Xi’an Jiaotong University, dove sto insegnando. Poi scrivere un grande romanzo di fantascienza, e, sono fortunata, girare un film. Il tutto restando in buona salute in attesa della mia opportunità di viaggiare nello spazio (non sto scherzando).