MonoNoAware_KenLiuKen Liu è uno degli autori più interessanti del panorama mondiale: già considerato tra i migliori scrittori di storie brevi, ha recentemente pubblicato il suo romanzo d’esordio – The Grace of Kings (Sagra Press, 2015) – che ha avuto da subito un’ottima accoglienza. In occasione dell’uscita della sua antologia italiana, contenente anche il celeberrimo Mono no aware con cui ha vinto il Premio Hugo, Ken Liu ci ha concesso una bella intervista:

[Francesco] Sei un uomo di due mondi: nato in Cina e residente negli Stati Uniti, vivi nel presente e scrivi del futuro, scrivi le tue storie e traduci quelle degli altri. Come fai a gestire questa dualità?

[Ken] Non credo a queste coppie come categorie distinte in opposizione. Per me, tutte le storie che ho scritto sono eco di una narrativa fondamentale, e l’elenco delle mie opere può essere visto come le istantanee della mia crescita e dello sviluppo come essere umano e come scrittore. Penso che troppo spesso ci piace tracciare confini e classificare le cose, questa storia è “fantascienza” o “fantasy”? Questa è un’abitudine culturale “cinese” o “americano”? Questa idea è “originale” o “derivata”? Non sono mai stato molto interessato a queste domande. Piuttosto, preferisco pensare a come attraversare i confini tra queste categorie contestate e sfidare l’esistenza di tali confini.

[Francesco] La densità drammatica delle tue storie è ben al di sopra della media nella SF. Tu metti i tuoi personaggi in situazioni molto difficili, chiedendo loro di fare scelte molto sofferte, come Hiroto in “Mono no aware”, Anna in “Simulacro” oppure l’intera famiglia di “Restare dietro”. Pianifichi tutto in anticipo o ti viene naturalmente mentre stai scrivendo?

ken liu[Ken] Non sono un pianificatore. Di solito, preferisco iniziare con un paio di personaggi interessanti che mi piacciono e vedere che tipo di storia si sviluppa intorno a loro. Sembra stupido, ma davvero lascio che i miei personaggi guidino la storia perché voglio che per loro sia come vera, e i miei tentativi di rispettare una trama predefinita o uno schema non hanno mai funzionato bene.

[Francesco] Personalmente ritengo che la SF – man mano che la tecnologia accelera, afferrando sempre più saldamente il presente – sia il modo migliore per la narrativa di rappresentare il cambiamento continuo del tempo presente. Sei d’accordo? Hai una tua definizione personale della SF?

[Ken] Ah, questo è interessante. La mia definizione di SF suonerà vaga in modo esasperante: credo che tutto ciò che un lettore è disposto a chiamare SF è SF. Con questa definizione, parti del “Paradiso Perduto” possono essere SF (per esempio, la parte in cui Adamo e l’angelo Raffaele dibattono circa l’esistenza di vita su altre stelle), storie fantasy che includono draghi possono essere SF (specialmente se c’è una sorta di analisi sulla biologia dei draghi), e persino quelle steampunk possono essere SF (anche se la maggior parte dei congegni steampunk non funzioneranno mai nella vita reale).
Penso che la nostra passione per la tecnologia in senso lato, che comprende un qualsiasi sistema di elementi disposti per ottenere un certo effetto, come l’organizzazione sociale, i sistemi finanziari, quelli giuridici e anche meccanici, è ciò che spinge l’interesse per la SF. Finché la narrativa possiede una visuale sistematica del mondo, penso che può essere considerata SF.

[Francesco] Una volta William Gibson ha detto che “Il futuro è già qui – solo che non è distribuito in modo molto uniforme”, ma in un’intervista che ho fatto a Ian McDonald lui ha risposto: “Nell’epoca moderna, tutti hanno la stessa tecnologia allo stesso tempo – diciamo quando esce l’ultimo smartphone o tablet in Nigeria, in America, India o Cina. Quindi il futuro è distribuito in modo uniforme, solo che le altre persone ci fanno cose più interessanti e divertenti di noi.” Allora sembra proprio che anche la SF sia diventata globale e tu stai lavorando a questo processo portando le voci di molti autori cinesi ai lettori occidentali, grazie alle tue traduzioni. Ci sono “temi più interessanti e divertenti” che hai incontrato in quelle storie, approcci diversi e nuovi modi di realizzare una storia di SF (per esempio, la crescita della “narrativa di speculazione” oppure la SF è SF ovunque?

[Ken] A dire il vero, non sono d’accordo che “il futuro” è distribuito in maniera uniforme. In primo luogo, credo che l’idea che esista una sola direzione o definizione di “futuro” sia profondamente problematica. Quello che appare come un bel futuro per un gruppo di persone con determinati privilegi sembrerà come il ritorno a un passato infernale per un altro gruppo, privato di quei privilegi. In secondo luogo, se non altro, credo che la globalizzazione ha solo accentuato e reso più netta la divisione tra ricchi e poveri, tra privilegiati e diseredati, tra “l’Occidente” e il resto del mondo. La distribuzione non uniforme del potere sul nostro pianeta, a causa della nostra storia, spesso terribile, non ha fatto altro che peggiorare nel corso del tempo, e io sono molto pessimista circa il potenziale di cambiamento per il meglio. Certo, le visioni di una tecnologia dirompente che all’improvviso livella il campo di gioco sono molto attraenti, ma non credo che queste visioni abbiano molte probabilità di contare nel nostro mondo, dove coloro che hanno già tanto potere sembrano averne sempre più.
Ci tengo a sottolineare che non sto suggerendo in alcun modo che sia colpa della tecnologia. La tecnologia non possiede nessun valore morale intrinseco. Tutto ciò che fa è ingrandire la possibilità di quelli che la brandiscono di cambiare il mondo. Poiché sono pessimista circa la natura umana, vedo il progresso tecnologico come un rafforzamento degli squilibri esistenti in tutto il mondo, piuttosto che come un lenitivo. Però sarei felice di sbagliarmi.

[Francesco] Quali sono i romanzi di cui ti sarebbe piaciuto essere l’autore? Raccontaci un po’ di più dei tuoi gusti.

[Ken] Posso dire di non aver mai pensato di voler essere l’autore del romanzo di qualcun altro. Ogni scrittore è diverso, e ogni bel romanzo è una visione unica di quell’autore. Io voglio avere la mia visione personale, non quella di qualcun altro. I miei gusti sono piuttosto eclettici, e non mi piace limitarmi alle cose che già mi piacciono. Parte della crescita come scrittore e come lettore passa per la sfida verso se stessi a leggere cose che altrimenti non penseresti mai che potrebbero interessarti, e capire il motivo per cui certi libri piacciono tanto ai lettori, anche se sembrano gestire la narrazione in modi così diversi da quelli a cui sei abituato. Così cerco sempre di ampliare le mie letture attraverso generi, periodi di tempo e tematiche differenti.

L’intervista è stata realizzata da Francesco Verso. Un grazie a Ken Liu per la sua fantastica disponibilità